Marzo 2026. 78 NIL coperti. 239 volontari sul campo.
Quello che ne è uscito è un report.
Anzi: è una mappa fatta di voci.








A marzo 2026 abbiamo fermato per strada più di mille persone sconosciute. Poche domande, di cui una aperta: che città desiderano. Le parole che abbiamo raccolto sono le loro, nulla era preimpostato o indirizzato.
Ne è uscita una fotografia omogenea:
Chiudere gli occhi e descrivere la Milano che si vorrebbe, senza opzioni preconfezionate da scegliere. Le abbiamo poste così, le domande, per far parlare la città con parole sue. Qui il metodo, i limiti del campione, e come leggere i quattro capitoli che seguono.
Approfondisci la metodologia
Abbiamo immaginato i temi emersi come quattro isole, con ponti che le uniscono passando quasi sempre per il “verde di quartiere”, ovvero aree verdi di prossimità, fruibili facilmente in tutti i quartieri da tutte le persone residenti (compresi bambini, disabili, adolescenti, anziani, fragili ecc). Dalla socialità all'aria, dai bambini alle periferie, il verde è la lingua comune con cui Milano racconta cosa vuole.
Scopri i temi emersi
In base alle risposte fornite, le persone intervistate si possono inquadrare in sei profili, che si differenziano per la disponibilità a ridurre lo spazio dedicato alle auto, e le condizioni per cui sarebbero disposte a farlo: una parte si dichiara favorevole senza condizioni, circa un terzo lo è solo a patto che vengano prima garantite delle alternative, mentre una minoranza si dichiara contraria. Gli atteggiamenti di fondo restano sostanzialmente invariati tra centro e periferia.
Esplora i profili
Quasi metà di chi limiterebbe le auto pone una condizione: che prima arrivino alternative di trasporto affidabili. Su una cosa, però, Milano è compatta: la priorità numero uno è il verde di quartiere.
Vai ai numeri
I capitoli I–IV restituiscono i dati. Qui, dichiaratamente, diciamo cosa abbiamo ricavato e cosa chiediamo alle istituzioni e ai cittadini: la nostra posizione, partendo dai dati emersi.