V.
Capitolo V · Conclusione · voce della campagna · 4-6 min

Cosa
è emerso.

Se possiamo pensare questa campagna come un viaggio nel percepito delle persone che vivono a Milano, ne siamo tornate con una consapevolezza chiara. La resistenza alla limitazione dell'uso delle auto non è affatto diffusa come si crede. Al contrario, a fronte di interventi che vadano nella direzione dei bisogni, reali e urgenti, che abbiamo registrato nelle interviste, le persone che si oppongono sarebbero una piccola percentuale.

Voce della campagna · separata dai dati
Leggi la conclusione
Dai dati alla lettura

La scoperta
che ci ha sorpreso.

Come già emerso in vari punti del report, dai dati raccolti la campagna conclude che esiste già un'ampia maggioranza di persone che è per una Milano con più verde e meno spazio occupato dalle auto. Quest'ultimo punto per molti dipende dall'introduzione, prima, di alternative di trasporto più affidabili ed efficienti.

È una città che non sembra essere così “innamorata” del muoversi in auto: chi difende l'uso dell'auto come necessario, in tutto, è l'11,8%. Persino fra le Tigri da circonvallazione, il profilo che si sposta in auto nel 75% dei casi, molti limiterebbero le auto, a patto che arrivino prima le alternative.

Ma c'è di più.

Un aspetto molto interessante che abbiamo potuto cogliere di questo mosaico di sogni e desideri è, in un certo senso, emerso da quanto era implicito nella grandissima parte delle interviste raccolte. Se si collegano i diversi interventi, se si tiene conto del modo in cui le varie persone hanno raccontato per esempio quello che abbiamo definito il “verde di quartiere”, o l'ampiezza dei marciapiedi pedonabili, o anche la frequenza e l'orario dei mezzi, altri temi si manifestano con evidenza.

La richiesta, il bisogno implicito è quello di una città con più “terzi luoghi” dove coltivare relazioni in modo disintermediato, dove diverse età e fasce della popolazione possano trovare refrigerio dal caldo, spazio per giocare, posto per incontrarsi in modo spontaneo. Gli spazi verdi, i marciapiedi pedonalizzati larghi come ramblas diventano luoghi di ‘inciampo’ dove posso incontrare persone, coltivare le relazioni. La solitudine urbana nelle interviste non è emersa direttamente ma come un convitato di pietra aleggiava nei racconti raccolti.

E l'altro punto emerso chiaramente sono le disuguaglianze: la connessione delle periferie con mezzi più efficienti va a braccetto con la richiesta a gran voce di case più accessibili - e il “tema casa” non era nelle domande, questo tema è emerso spontaneamente!

Come a dire: rendere la città più accessibile per tutte e tutti è un passaggio necessario per averla meno inquinata, più relazionale e più sicura.

Perché avere spazi pubblici (parchi, ma anche zone pedonalizzate) pieni di gente a tutte le ore nei diversi quartieri e mezzi fino a tarda notte sono presidi di sicurezza molto efficaci, e buone connessioni nei trasporti pubblici e prezzi più ragionevoli per vivere permettono a chi vive ai margini della città di sentirsi meno escluso, di immaginarsi “parte della cittadinanza”.

In sintesi, emerge una città che esprime bisogni urgenti e chiarissimi. E per questi sarebbe più che disposta a rinunciare al trasporto in auto, se i mezzi vengono potenziati in modo da offrire una alternativa valida.

Le azioni, secondo chi abbiamo ascoltato

Le cose
da fare.

Quali azioni sarebbero auspicabili per andare incontro ai bisogni delle cittadine e dei cittadini che abbiamo ascoltato? Ecco le azioni da intraprendere secondo le persone intervistate.

1
Recuperare più spazi verdi
Ovunque possibile e in ogni caso in ogni quartiere assicurarsi che ci sia un'area verde a disposizione della popolazione.
2
Potenziare i mezzi pubblici
Frequenze, orari, copertura.
3
Ciclabili
Con reti continue e protette.
4
Accessibilità
Mezzi accessibili, attraversamenti, pedonalizzazione di percorsi sicuri per gli anziani, chi ha ridotta mobilità e i bambini.
5
Poi la restrizione dell'auto
Quando le alternative sono credibili e a disposizione, liberare marciapiedi e pedonalizzare il più possibile lo spazio pubblico oggi invaso dalle auto in sosta.
Cosa dice questo report a chi amministra

In ottica
istituzionale.

A nessuno, oggi, può sfuggire che in città il traffico automobilistico rappresenta un enorme problema a vari livelli, dall'inquinamento alla congestione, fino alla sicurezza stradale. È altrettanto chiaro che intervenire, però, non è affatto semplice, perché si tratta di prendere decisioni coraggiose, che non offrono qualcosa in più (come può avvenire per l'apertura di un nuovo parco o il prolungamento dell'orario di un servizio), ma per mettere in equilibrio esigenze contrapposte tolgono qualcosa a qualcuno. Il rischio che una minoranza diventi molto rumorosa e costi in termini di popolarità è alto: non esiste una versione di questo intervento che accontenti tutti.

La campagna “Via libera all'immaginazione” non ha mai preteso di superare questa tensione, voleva piuttosto registrarla e comprenderla. E i risultati delle interviste svolte, in quest'ottica, appaiono insieme sorprendenti e utili. Se l'amministrazione comunale che uscirà dalle urne il prossimo anno cercherà un mandato per ripensare lo spazio pubblico e la mobilità, questo report dice che il mandato, semplicemente, esiste già. Ma dice anche che va rispettato l'ordine in cui le persone lo hanno espresso: trasporto pubblico più frequente e capillare, piste ciclabili davvero protette, marciapiedi liberi e accessibili anche per chi cammina piano o si muove in carrozzina. A quel punto nell'immaginario la riduzione dello spazio alle auto smette di essere un sacrificio imposto, una scelta divisiva, e diventa, invece, una conseguenza naturale per il maggior numero di persone possibile.

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